Il bilancio partecipativo è un processo con cui un comune lascia ai cittadini la decisione su come spendere una parte del proprio bilancio. L’amministrazione mette a disposizione una somma; i cittadini propongono progetti per il territorio, li discutono e li votano; i progetti più votati vengono realizzati. È una delle poche forme di partecipazione in cui la voce del cittadino si traduce in una spesa concreta, non in un parere che qualcuno leggerà.
L’idea nasce a Porto Alegre, in Brasile, alla fine degli anni Ottanta, e da lì si è diffusa in migliaia di città nel mondo. In Italia diversi comuni, comprese grandi città, l’hanno sperimentata con formule e cifre molto diverse. Alcuni percorsi hanno funzionato, altri si sono spenti dopo un’edizione. La differenza, quasi sempre, sta nell’ultimo passaggio.
Come funziona, passo per passo
Un bilancio partecipativo serio attraversa cinque fasi.
- Stanziamento. Il comune decide quanti soldi mettere in gioco e per quale territorio. La cifra deve essere reale e visibile, non simbolica.
- Proposte. I cittadini presentano progetti: una nuova area giochi, la sistemazione di un giardino, interventi sulla mobilità di quartiere.
- Istruttoria. Gli uffici tecnici verificano fattibilità, costi e competenze. Le proposte impossibili vengono spiegate, non cestinate in silenzio.
- Voto. I cittadini scelgono tra i progetti ammessi. Il metodo di voto va comunicato con chiarezza.
- Realizzazione e rendiconto. I progetti vincitori si fanno, e il comune mostra a che punto sono.
Le prime quattro fasi le fanno quasi tutti. È la quinta che separa i processi credibili da quelli decorativi.
Perché molti bilanci partecipativi falliscono
Il fallimento tipico non è la scarsa affluenza al voto. È il silenzio dopo.
I cittadini propongono, discutono, votano con entusiasmo. Poi i progetti vincitori spariscono in un limbo di tempi tecnici e i partecipanti non sanno più nulla. L’anno seguente, quando il comune riapre le proposte, si presenta molta meno gente. La fiducia si spende una volta sola, e un processo partecipativo che non mantiene le promesse la brucia.
La cura sta tutta nella trasparenza sulla realizzazione. Un cittadino che vede il progetto che ha votato passare da «approvato» a «in corso» a «concluso» tornerà. È lo stesso principio che vale per le segnalazioni: la gestione delle segnalazioni dei cittadini funziona per gli stessi motivi per cui funziona un buon bilancio partecipativo, cioè quando l’amministrazione chiude il cerchio e lo dimostra.
Il legame con le segnalazioni
Bilancio partecipativo e segnalazioni sono due facce dello stesso rapporto tra comune e cittadini.
Le segnalazioni raccontano cosa è rotto oggi e va riparato. Il bilancio partecipativo raccoglie cosa manca e andrebbe costruito domani. Un comune che gestisce bene le prime ha già l’infrastruttura, e la credibilità, per fare bene il secondo: gli stessi cittadini che vedono chiuse le loro segnalazioni sono quelli che partecipano volentieri a decidere gli investimenti.
Tenere insieme queste due voci, la manutenzione e la scelta, è parte di cosa intendiamo quando parliamo di rigenerazione urbana. Se amministri un comune e vuoi vedere come CityFix ordina il rapporto con i cittadini, raccontaci del tuo comune.